Il tumore al seno metastatico: sopravvivenza e aspettative di vita

Ogni anno in Italia vengono diagnosticati circa 50 mila nuovi casi di tumore alla mammella.

Di questi, circa il 5% è già in fase metastatica al momento della diagnosi, mentre un 30% diagnosticato in fase precoce è destinato a evolvere verso la metastatizzazione.

In Italia oggi si stima la presenza di circa 37.000 pazienti affette da tumore al seno metastatico.

Quando il tumore al seno diventa metastatico, le probabilità di guarigione completa si abbassano drasticamente.

La terapia, in questi casi, è volta a ottenere una cronicizzazione della malattia, prolungare l’aspettativa di vita e migliorarne la qualità controllando i sintomi.

Il tumore al seno metastatico sopravvivenza

Le metastasi sono provocate da cellule tumorali che, sottraendosi ai normali meccanismi di controllo dell’organismo, lasciano il tessuto d’origine e raggiungono o più organi diversi per dar luogo a nuove crescite tumorali.

Le vie principali di metastatizzazione sono la via linfatica, la via ematica e la diffusione per contiguità.

Le cellule metastatiche possono conservare le caratteristiche del tumore d’origine oppure modificarsi, diventando più aggressive.

Tumore al seno metastatico, aspettative di vita

Quanto si vive con una diagnosi di tumore al seno?

Oggi, rispetto al passato, grazie alle nuove possibilità di cura, la sopravvivenza delle pazienti affette da carcinoma mammario è notevolmente aumentata.

La sopravvivenza non è la stessa per tutti i tipi di carcinoma mammario, ma dipende dallo stadio, dal grado, dalle sue caratteristiche di aggressività e dall’espressione di specifici recettori ormonali che rendono possibile praticare terapie specifiche.

Il carcinoma mammario in situ, cioè allo stadio 0 ha una sopravvivenza superiore al 98% nelle donne sottoposte a idoneo trattamento. Le percentuali di sopravvivenza scendono molto negli stadi successivi.

 

Vediamo nel dettaglio la sopravvivenza del carcinoma mammario metastatico a seconda dello stadio:

  • Stadio I e II: nell’ambito nei primi due stadi, il fattore che più incide sulla sopravvivenza è il numero di linfonodi ascellari coinvolti da metastatizzazione. A 10 anni dalla diagnosi sopravvive il 60-70% delle pazienti con 1-3 linfonodi rispetto a appena il 15-25% di chi ha un coinvolgimento maggiore a 8 linfonodi. I fattori prognostici più importanti in questi primi due stadi sono costituiti da: dimensioni del tumore primitivo, numero di linfonodi coinvolti da metastatizzazione, assenza dei recettori per gli estrogeni e per il progesterone, grado istologico e nucleare. In assenza di terapia adiuvante sistemica, la recidiva a 10 anni è del 24% se i linfonodi ascellari sono negativi e sale al 76% se è presente coinvolgimento linfonodale.
  • Stadio III: la prognosi dipende dalla presenza o  meno di edema, ulcerazione, aderenza alla parete toracica o addirittura presenza di carcinoma mammario infiammatorio.
  • Stadio IV: nello stadio IV la sopravvivenza è di 3-6 mesi in caso di metastasi al fegato linfangitiche polmonari. La sopravvivenza in caso di metastasi ossee da carcinoma mammario è di circa 24 mesi.  

 

I sintomi del tumore al seno metastatico

Grazie alle possibilità terapeutiche attuali, la malattia neoplastica mammaria metastatica è diventata una patologia cronica in cui è importante un controllo dei sintomi, al fine di garantire la migliore qualità della vita possibile alle donne che ne sono affette.

I segni e sintomi dovuti alla presenza di una metastasi da carcinoma mammario dipendono dalla sede e dalla dimensione della stessa.

  • Ossa: le metastasi ossee del tumore al seno oltre ad abbassare la sopravvivenza, peggiorano la qualità della vita perché provocano dolore, tendenza alla frattura del segmento interessato. Le metastasi ossee in sede vertebrale possono causare sintomi neurologici in relazione a compressione di strutture nervose (deficit sensitivi o motori, alterazioni della minzione e della defecazione).
  • Cervello: metastasi cerebrali provocano mal di testa, difetti visivi, nausea, sintomi neurologici.
  • Polmoni: metastasi polmonari provocano tosse, difficoltà respiratoria, dolore.
  • Fegato: metastasi epatiche provocano difficoltà digestiva, dolore addominale, ittero (colorito giallastro di cute e sclere).

 

La terapia del tumore al seno metastatico

Quali sono le terapie in grado di incrementare la sopravvivenza delle pazienti con tumore al seno metastatico?

Chirurgia: metastasi epatiche, polmonari o addirittura cerebrali possono essere suscettibili di resezione chirurgica. Se la metastasi è unica o ve ne sono poche nel contesto di un’area limitata, è ancora possibile ricorrere a trattamenti locali con possibilità di guarigione. In altri casi la chirurgia può essere utilizzata a scopo palliativo, per migliorare sintomi particolarmente invalidanti.

Radioterapia: la radioterapia è un valido strumento terapeutico utile a bloccare la crescita tumorale in sedi critiche quali polmone, ossa, cervello. Può essere usato anche per migliorare la qualità della vita, riducendo ad esempio il dolore derivante da metastasi ossee.

Terapia ormonale: è possibile utilizzare quest’arma terapeutica quando il tumore esprime specifici recettori ormonali. Il blocco di questi recettori impedisce agli estrogeni di stimolare la crescita tumorale.

Chemioterapia: la chemioterapia può essere associata alla terapia ormonale o utilizzata da sola quando l’espressione del profilo recettoriale non consente una terapia ormonale.

Farmaci biologici: i farmaci biologici sono stati sviluppati in epoca relativamente recente e consentono di aggredire le cellule neoplastiche che esprimono specifiche proteine. Il più comune bersaglio è rappresentato da Her-2. Tali farmaci possono consentire di controllare la crescita tumorale per diversi anni.

 

 

 

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